Archivi categoria: Senza categoria

L’approccio pedagogico al cambiamento

 

 

index

Stiamo vivendo un periodo di forte cambiamento. Il cambiamento ha sempre fatto parte della vita umana, la crescita è cambiamento, la vita è cambiamento. Ma mai come in questi mesi lo abbiamo vissuto, toccato con mano, abbiamo capito quanto sia concreto e presente.

Sono tante le risposte al cambiamento, la paura è l’atteggiamento più diffuso, ma anche il disorientamento, l’incertezza e con esse tutte le emozioni che ne derivano.

L’approccio pedagogico al cambiamento permette di affrontare e vivere le sfide della quotidianità secondo natura, nel rispetto delle caratteristiche umane.

La tendenza all’autorealizzazione, alla crescita e allo sviluppo sono alcune di queste caratteristiche e l’educabilità umana permette di accompagnare e sostenere questi processi.

Torna utile il riferimento al capability approach (approccio alle capacitazioni) elaborato da Martha Nussbaum, dove l’intreccio tra il tema dell’educabilità umana e dello sviluppo viene argomentato secondo una lettura pedagogica molto importante.

Emerge come l’azione pedagogica possa essere garanzia di sostegno giusto ed efficace.

L’approccio pedagogico risulta efficace perchè, a partire da una indagine sulle risorse, permette di valorizzare il potenziale delle persone, superando una visione esclusivamente razionale e quindi riduttivistica, a favore di un approccio olistico che prevede il coinvolgimento di tutti i fattori in gioco, soprattutto emotivi e relazionali.

Quali sono i punti caratteristici dell’approccio pedagogico al cambiamento?

  1. la fiducia nell’educabilità umana
  2. il valore dell’intelligenza emotiva
  3. le conoscenze scientifiche sulle caratteristiche del pensiero umano
  4. le relazioni come punto di intreccio dello sviluppo umano, in tutte le loro forme.

Lavorare su questi aspetti, a partire dalle risorse che ciascun individuo già possiede, permette di potenziare le proprie capacità, acquisire nuove competenze ed affrontare il cambiamento in ogni sua forma, con maggiori strumenti emotivi e psicologici.

Le nuove sfide e gli scenari che ci aspettano sono ricchi di nuove possibilità che potranno essere affrontate solo nella direzione dello sviluppo, della creatività, delle competenze e della consapevolezza, rispetto se stessi e gli altri.

Prepararsi a tutto questo è doveroso, soprattutto a partire da ciascuno di noi.

La Pedagogia continua ad essere una risposta efficace ma soprattutto un approccio e un percorso che garantisce il raggiungimento dei propri obiettivi, nel lungo cammino di crescita personale, per ciascuno di noi.

Libri. Non solo per bambini.

 

 

Dall’accademica Oxford un suggerimento molto importante per gli adulti: leggere i libri per i bambini.

Non significa leggere una storia a loro, ma leggere i loro libri…

foto libri

Nelle storie dedicate ai bambini possiamo trovare tutti quei valori spesso dimenticati e lontani dal pensiero adulto, sempre più pragmatico e razionale, chiuso tra il quotidiano e le difficoltà della vita.

Ma è proprio di quei valori che l’adulto ha bisogno di nutrirsi, per favorire una capacità di pensiero più ricca, in grado di vedere oltre il visibile, pensare oltre il possibile.

Le storie per i bambini sono ricche di fantasia e creatività, tutto ciò che favorisce pensieri positivi e nutre il cervello. La creatività è alla base della nostra vita e delle nostre azioni. E’ lo strumento che ci permette di trovare soluzioni ai problemi, sperimentare nuove formule, esercitare le nostre competenze e altro ancora.

Ritagliare uno spazio-tempo nel quale alimentare e sviluppare il nostro pensiero creativo, diventa necessario come mangiare e dormire.

Katherine Rundell, 32 anni, che insegna Shakespeare a Oxford e scrive best seller per l’infanzia, dice che nelle storie dedicate ai piccoli ci sono i valori di cui oggi ha bisogno il mondo dei grandi: fantasia, coraggio, tolleranza.

Le sue storie raccontano di mondi minacciosi, streghe, cataclismi, personaggi che appartengono ad ambienti sociali senza potere politico ed economico. Questo può rappresentare per gli adulti un messaggio di speranza e cambiamento molto forte, dove nonostante la complessità del mondo moderno e tutte sue le difficoltà, resta possibile segnare il proprio percorso di vita.

Attraverso le storie fantastiche possiamo misurarci con la solitudine, l’abbandono, le paure, tutte questioni che investono anche il mondo degli adulti e nei confronti delle quali spesso non siamo in grado di dare risposte.

Attraverso storie fantastiche possiamo sperimentarci, aprirci a nuovi scenari e pensieri.

A differenza degli anni di vita che viviamo da adulti, quelli dell’infanzia lasciano ricordi e insegnamenti indelebili, che ricorderai per sempre.

Anche i libri letti nel corso dell’infanzia restano indelebili ed un giorno prima o poi li ricorderai…ritornare a quelle letture da adulti permette di rinnovare insegnamenti, valori, pensieri che mantengono intatto il loro potenziale anche a distanza di molti anni.

Sonia Pagliarino

Pedagogista

Aiuto! I compiti!

 

 

I compiti assegnati per casa, in quanto tali, necessariamente hanno una ricaduta sull’organizzazione famigliare e sempre di più rappresentano un problema. E’ da poco iniziata la scuola e queste questioni sono già evidenti e presenti in modo significativo.

Se così è…qualcosa non funziona.

Se rappresentano un problema, significa che I compiti vanno affrontati diversamente.

Qui di seguito cercherò di inserire il “problema compiti” in una cornice pedagogica più ampia, al fine di fornire spunti di riflessione utili per affrontare le difficoltà.

Innanzi tutto è bene che I genitori non li subiscano passivamente come se fossero un impegno loro e allo stesso tempo non possono non condividere le difficoltà del proprio figlio.

I genitori possono e devono rappresentare una risorsa, ponendosi in un loro spazio all’interno del quale esercitare il proprio ruolo, in modo non invasivo ma nemmeno distante o peggio, assente.

Come fare?

Per prima cosa è bene individuare la vera criticità.

Ovviamente l’età dei figli è importante, poichè in base ad essa, vi saranno situazioni diverse, responsabilità, atteggiamenti, competenze. Per questo è necessario porsi in un atteggiamento adeguato, sin dalle prime classi della scuola primaria.

In generale si può dire che il ruolo genitoriale è quello di valutare la vera criticità del proprio figlio e azionarsi di conseguenza.

Le problematiche possono essere su diversi livelli:

  • motivazionale

  • relazionale

  • autonomia

  • conoscenze

  • metodo di studio

Individuata l’area critica, si procederà con interventi diversificati e specifici.

Partendo dal principio basilare secondo il quale è bene lavorare sulle risorse, valutato il problema, vi saranno soluzioni diverse, ciascuna più funzionale per ogni difficoltà.

In alcuni casi sarà più efficace un supporto didattico, in altri casi sarà sufficiente una presenza adulta, in altri casi ancora un lavoro di tipo organizzativo.

Spesso invece regna la confusione e non si è in grado di definire realmente il problema. Di conseguenza I genitori tendono a sostituirsi completamente ai propri figli, caricandosi di responsabilità non proprie, oppure al contrario prendendo le distanze dal problema, minimizzando la situazione, rischiando così di aumentare lacune sempre più difficili da colmare, fino alla possibile compromissione di una carriera scolastica, anche in modo importante.

Tra I due estremi sopra esposti esiste uno spazio, quello genitoriale che, se utilizzato con competenza, definisce I confini di un agire adeguato e responsabile in grado di sostenere I propri figli in difficoltà, a prescindere dai compiti.

Con questa lettura emerge come I compiti in realtà, rappresentino una delle tante occasioni per I genitori di sperimentare le proprie competenze, sostenendo l’autonomia, accompagnando nelle sfide che il percorso di crescita impone, passando messaggi e strumenti funzionali per il futuro dei ragazzi, e non solo scolastico!

Racconto per i più piccoli (e non solo). Il verde, l’azzurro…l’arcobaleno.

Tanto tempo fa c’era un universo nel quale esistevano solo due mondi…il mondo verde e il mondo azzurro.

I due mondi erano uguali, gli alberi, i giardini, gli animali, le case, le piazze, le strade : nel mondo azzurro tutte queste cose erano azzurre e nel mondo verde erano verdi.

Gli abitanti dei due mondi, anche se non ne avevano mai visti altri, erano stanchi di vedere tutto dello stesso colore.

Un’antica leggenda però, narrava che sarebbe arrivato il giorno in cui… “due mondi si sarebbero incontrati”.

Ma gli abitanti  non ci credevano, tranne due giovani ragazzi dal cuore coraggioso: Giulietta e Parsifal.

Giulietta viveva nel mondo verde.

Era timida e solitaria. Le piaceva leggere e fare lunghe passeggiate, non amava la compagnia, preferiva dedicarsi ad un buon libro.

Era giovane ed era descritta da tutti come una ragazza buona, gentile e ben educata, come la sua mamma.

Però tutti dicevano che il suo sguardo era triste. Questo lei non lo sapeva, sentiva solo di essere diversa da tutte le ragazze della sua età e questo la portava sempre alla ricerca di qualcosa, qualcosa che forse non esisteva.

Nel mondo azzurro invece viveva Parsifal.

Era bello, forte, sicuro, ed aveva molti amici. Amava fare sport e tutti i giorni trascorreva parte della giornata a correre con la sua bicicletta azzurra.

Parsifal era tutto azzurro, come gli abitanti del suo mondo anche se lui, a differenza degli altri, aveva un particolare che lo rendeva diverso: i suoi occhi erano verdi.

A Parsifal piaceva il suo mondo, ed era molto amato da tutti. Ma, a causa dei suoi occhi, sentiva che doveva esistere da qualche parte qualcosa di diverso, sapeva che forse poteva esserci un’ altro colore e iniziò così la sua ricerca…

Non passò molto tempo da quando iniziò a cercare che, il giorno tanto annunciato dall’antica leggenda, arrivò…

Su entrambi i mondi cadde una luce abbagliante: una stella.

Per un istante i due mondi si avvicinarono e la loro vicinanza scatenò  un’esplosione di mille colori!

Giallo, rosso, arancione, blu, viola…verde e azzurro.

Tutti gli abitanti furono rapiti da quello spettacolo e per un certo periodo i due mondi restarono uniti, come una cosa sola.

Tutto era più bello, più ricco e più colorato.

Gli abitanti fecero amicizia, i colori si mescolarono e crearono nuove tinte, i fiori diventarono più belli e profumati, gli alberi più ricchi di foglie e con tanti frutti: fu un momento bellissimo e indimenticabile per tutti, proprio tutti, verdi e azzurri.

Giulietta e Parsifal si conobbero proprio durante l’esplosione dei colori.

Senza dire una parola, si avvicinarono e sentirono qualcosa di speciale, l’uno per l’altra. Lei venne rapita dagli occhi di lui, lui venne attratto dallo sguardo di lei, così diversa, così uguale.

Lui aveva trovato il suo colore nell’anima verde di lei, lei aveva trovato la sua anima negli occhi verdi di lui.

Ma tutto questo duro’ molto poco, perché il mondo azzurro e il mondo verde erano destinati ad allontanarsi di nuovo e tutto sarebbe tornato come prima.

Quel giorno arrivò all’improvviso, come un fulmine inatteso e Parsifal, senza dire una parola, rientro’ nel suo mondo, consapevole dei loro destini.

Giulietta invece, meno consapevole, ritorno’ nel mondo verde.

Passarono molti anni, lei diventò una donna verde, lui un uomo azzurro..con gli occhi verdi.

Da quando tornarono ciascuno nel suo mondo, Giulietta chiuse il suo cuore e trascorse molte notti insonni, senza dimenticare mai il suo Parsifal.

Una notte, meno buia delle altre, una lacrima cadde dal suo viso e la accompagno’ in un sonno profondo e fantastico.

Giulietta iniziò a sognare il suo Parsifal : era in piedi sul mondo azzurro e con l’aiuto dell’arcobaleno, stava costruendo un ponte, un ponte tra i due mondi…

Al mattino si svegliò e aprendo la finestra, vide davanti a se uno spettacolo mai visto prima: un mondo ricco di colori, vivaci e brillanti proprio come il giorno in cui arrivò la stella.

Volgendo lo sguardo in fondo alla strada… Parsifal. 

Giulietta riconobbe i suoi occhi verdi, gli corse incontro, si unirono in un lungo abbraccio, lui la guardò e in dono le porto’…l’arcobaleno.

Gli errori della pedagogia

240_F_120103900_iriMuaGAlir6qRiLxQ4VsCwcaWQPdhYC

Sul treno, in uno dei miei viaggi a Milano, leggo un articolo molto interessante che mi induce ad una serie di riflessioni che nei giorni seguenti diventano pensieri, aprendo nuovi scenari al mio modo di “ascoltare” i genitori.

Nelle consulenze, le mie riflessioni trovano riscontro in una realtà che non avevo preso sufficientemente in considerazione.

Mi riferisco ad aspetti che riguardano il modo di fare educazione, soprattutto in riferimento al ruolo dei genitori.

Anche in educazione sono passati quelli che M.Recalcati definisce dei “falsi miti” che necessitano di essere chiariti. Ne individua principalmente due, il primo quello delle “regole”, il secondo il “dialogo”.

Credo che indagando in modo più approfondito nell’ambito della genitorialità, ve ne possano essere altri.

In campo educativo come in altri ambiti, si sono tramandate false credenze, sono passati messaggi che hanno alimentato pratiche educative inadeguate, se non supportate da conoscenze e competenze approfondite.

Come dicevo, in altri ambiti siamo in qualche modo più attenti alle bufale, come mi è capitato di leggere qualche giorno fa sul quotiano “La Stampa” di Torino, in merito alle “Bugie sul cibo”, con un’intervista al prof. Calabrese che ne ha svelato tutte le falsità, orientando a nuove verità.

Credo che questo debba essere chiarito anche in campo educativo dove, complice internet, le facili interpretazioni, ecc…si rischia di passare informazioni scorrette alla mercè di chi non si occupa nello specifico di educazione.

E l’educazione non è meno importante di ciò che mangiamo o di come ci vestiamo!

Credo che gli specialisti del settore abbiano consegnato con troppa leggerezza concetti e messaggi ricchi di significati importanti.

Siamo inflazionati dai “corsi a sostegno della genitorialità”, “corsi per diventare bravi genitori”…corsi oggi tenuti da professionisti di diversi settori, anche da chi non si occupa nello specifico di pedagogia.

Per parlare di genitorialità è fondamentale occuparsi pedagogicamente dei genitori, relazionarsi con loro quotidianamente, condividere le problematiche, conoscere le loro storie e le difficoltà, assumersi la responsabilità di ciò che viene loro passato attraverso le nostre conoscenze, informazioni, orientamenti. E ciò che viene condiviso, sono concetti come dialogo, confronto, cura…concetti che restano parole vuote se non incluse in una cornice pedagogica molto più ampia e strutturata.

Forse un pò di rispetto in più per questa disciplina sarebbe utile…per tutti.

 

 

Bibliografia

M.Recalcati, Il segreto del figlio – Feltrinelli

V.Andreoli, L’educazione (im)possibile – Saggi Rizzoli

La Stampa – Maggio 2017

LE ASPETTATIVE DEI GENITORI

 

aspettative

Le aspettative dei genitori nascono sin da quando si pensa di avere un bambino.

Le prime sono legate a questioni di genere…se sarà femmina o maschio.

Successivamente subentrano altri pensieri che si sovrappongono creando quelle che vengono definite le aspettative di un genitore rispetto il proprio figlio.

Se vogliamo il loro bene, sarà opportuno allontanare o meglio, contenere le nostre aspettative poichè NON sono educative.

In questi giorni, alle prese con l’orientamento scolastico, con la scelta da parte della mia figlia maggiore del percorso di studi nella scuola secondaria superiore, mi scontro sia come professionista sia come madre, con realtà che non pensavo fossero così diffuse e radicate.

Genitori che pensano di fare il bene dei propri figli opponendosi alle loro scelte, non rispettando le loro inclinazioni e soprattutto i loro desideri, convinti di sapere ciò che è meglio per il loro futuro. E’ proprio qui che si commette un grande errore: non è il momento di far passare questo tipo di pensiero (peraltro discutibile) è il momento di riconoscere al proprio figlio la sua identità, passare messaggi di rispetto, fiducia, conforto, sostegno e orientamento.

Invece vedo solo imposizioni, menzogne, suggestioni negative…”se non fai questa scuola..sarai disoccupato!”.

Scusate, ma cosa c’entra lo studio liceale con la disoccupazione? Questo è un problema con il quale dovranno in qualche modo fare i conti in futuro, non c’è percorso scolastico che ti garantisca il successo. A 14 anni è forse bene suggerire di coltivare le loro passioni, inseguire I propri sogni, studiare per 5 anni ciò che più piace, perchè saranno loro a dover trascorrere ogni giorno sui libri e dietro i banchi di scuola. Inoltre, per quanto riguarda il lavoro, proprio perchè sappiamo quanto sia difficile collocarsi oggi in questo mondo, è importante che nel percorso di definizione della professione vi sia la passione e non l’imposizione.

E’ il momento di far passare tutti quei messaggi che permetteranno ai ragazzi di strutturarsi come soggetti che evolvono verso l’età adulta.

Cari genitori, se avete aspettative, scrivetele su un foglio, leggetele, guardatele, fate delle riflessioni…poi vi suggerisco di piegare quel foglio e metterlo da parte.

Questo vi aiuterà a contenere tutto quello che avete scritto, che sarà comunque presente in voi ancora per molto tempo, ma saranno i vostri figli ad insegnarvi che anche loro hanno un foglio, il loro foglio, dove hanno già scritto le loro aspettative, desideri, interessi, quelli che vi chiedono di rispettare.

Le aspettative da alimentare sono unicamente quelle che loro hanno verso se stessi, le nostre causano solo allontanamenti e incomprensioni.

Come pensate che vivano le nostre aspettative? A volte le accettano perchè può capitare che coincidano, a volte le subiscono coltivando rimpianti che un giorno esploderanno, oppure le rifiutano attivando immediatamente uno scontro.

Ma può anche succedere che vi sia una possibilità alternativa, quella della creazione di uno spazio di confronto all’ interno del quale genitori e figli possano dialogare, dove i figli aiutino I genitori a comprendere che devono rispettare le loro scelte e i figli capiscano che a volte i consigli dei genitori hanno un senso, e sono frutto di un pensiero d’amore.

Sono sempre più convinta che amarli significhi accettarli come sono realmente e non come noi vogliamo che essi siano. Questo sarebbe il più grande errore educativo.

Infine, amare i figli significa anche sapersi mettere da parte nei momenti giusti, fare un passo indietro ed accettare che è il loro momento e non il nostro, il nostro c’è già stato e forse non siamo stati rispettati…a voi i vostri ricordi e le vostre riflessioni.

Genitori e scuola

ragazzino laureaCari genitori,

mi rivolgo a voi che siete alle porte di un nuovo anno scolastico e che, insieme ai vostri figli, siete chiamati ad affrontare questa nuova esperienza.

In questi giorni mi è capitato di leggere molti suggerimenti più o meno utili. Ma spesso, dietro a tutti questi consigli, vengono meno le indicazioni di base sulle quali invece mi sento in dovere di fare delle riflessioni.

Questa vuole essere una vera e propria “chiamata all’informazione”, perchè sono sempre più convinta che i genitori informati siano i genitori più in linea con il proprio ruolo, soprattutto oggi.

Ciò che in questi giorni dobbiamo chiederci, non è soltanto relativo a come si prepara la cartella, l’organizzazione famigliare, gli orari, lo sport…tutto questo mi rendo conto che sia davvero importante, ma resta solo una piccola parte.

E’ molto più importante porsi le domande corrette, per stimolare quelle riflessioni che saranno le responsabili di scelte fondamentali, la vera struttura sulla quale costruire il viaggio scolastico e non solo, con i nostri ragazzi.

Qual’è il vostro ruolo rispetto la scuola?

Anche voi avete un ruolo in tutto questo, ed è fondamentale in questa fase, fare delle scelte educative consapevoli, perchè orienteranno il futuro scolastico dei vostri ragazzi.

Per prima cosa : informatevi.

Informatevi sulle caratteristiche del pensiero evolutivo dei vostri figli, su cosa sono in grado di fare e cosa non sono in grado di fare.

Per esempio, se siete genitori di figli adolescenti, vi imbatterete in costanti incapacità da parte loro di organizzarsi lo studio, di prendere decisioni, difficoltà di concentrazione, ecc.., è tutto fisiologico.

Nell’ultimo decennio le neuroscienze ci hanno fornito molte spiegazioni importanti di cui fare tesoro. E’ bene sapere per esempio che i lobi frontali del loro cervello, deputati allo svolgimento dei compiti sopra descritti, non sono ancora perfettamente efficienti. Per questo non saranno in grado di svolgere certi compiti ed assumere le relative responsabilità, dovete sostenerli.

Alla luce di questa breve informazione siete già in grado di fare le vostre riflessioni e pensare a quali strumenti adottare per aiutarli concretamente.

Se pensate di non essere in grado di farlo, fatevi aiutare. Chiedere aiuto in queste questioni è sinonimo di grande consapevolezza genitoriale.

In molti anni di insegnamento prima e di libera professione poi, ho assistito spesso a modalità sbagliate da parte dei genitori di intervenire nel “fattore scuola”.

Ad esempio, non è corretto screditare gli insegnanti o il sistema scuola in generale, questo è un atteggiamento molto diffuso quanto sconveniente.

Sappiamo molto bene che a volte vengono commessi degli errori anche da parte di chi insegna, e conosciamo altrettanto bene le lacune del nostro sistema scolastico…ma se vogliamo sostenere i nostri figli, non dobbiamo perderci in queste questioni, dobbiamo spostare il focus e orientarci esclusivamente su di loro, fornendo gli strumenti idonei per muoversi in autonomia in questo mondo che si chiama scuola.

Per fare questo servono soprattutto conoscenze.

Informatevi quindi sulle caratteristiche dello sviluppo evolutivo dei vostri figli, sia da un punto di vista mentale sia emotivo, per sostenerli in modo davvero efficace, favorendo interventi educativi adeguati e contenendo tutti i nostri comportamenti che ci sono sempre sembrati corretti ma che, alla luce di nuove conoscenze potrebbero risultare assolutamente disfunzionali.

Buon anno scolastico a tutti.

La separazione “sufficientemente buona”

separazione

Donald Winnicott (1896-1971), psicoanalista inglese di stampo freudiano, ha avuto il merito di liberare la figura materna dall’ impegno di dover essere perfetta e infallibile, per non causare irreversibili traumi alla propria prole.

Occupandomi di genitorialità, soprattutto in ambito di situazioni di separazione e divorzio, ritengo opportuno riprendere il concetto di D.Winnicott anche in questa sede, per aprire riflessioni con tutti coloro che, in diversa misura si trovano a vivere questa situazione, sia da un punto di vista personale, sia professionale.

Separarsi oggi rappresenta un momento della vita di una coppia, un cambiamento per tutto il nucleo famigliare che non significa fallimento, sconfitta o insuccesso. Per quanto una separazione rappresenti un momento di difficoltà, sofferenza e dolore per tutti i protagonisti della storia, è possibile che una separazione possa essere considerata “sufficientemente buona” e questo, ritornando a Winnicott, significa liberarsi dall’ incombenza di dover essere “famiglia perfetta” a tutti i costi, per il bene dei figli. Affinchè una separazione possa definirsi tale, si deve mantenere il focus sulle relazioni, permettendo a queste di continuare, indipendentemente dal cambiamento del contesto.

Infatti, la ricerca famigliare considera la famiglia come il risultato di relazioni e dinamiche storiche, ed è la qualità e le caratteristiche di queste che determinano, realizzano ed incidono sugli sviluppi dei singoli individui. Per questo, è bene parlare di separazione coniugale e non famigliare, poiché le persone si separano ma le relazioni restano e devono continuare.

L’osservazione, da un punto di vista pedagogico, mette a fuoco l’attenzione sulle relazioni e il loro continuum oltre la famiglia, poiché sono queste che definiscono l’educazione e incidono sul benessere famigliare. In base a questo principio, anche dopo la separazione, i figli devono continuare a beneficiare degli effetti di una buona relazione, che va oltre il sistema famiglia. Non è sicuramente facile e non esiste un metodo infallibile, ma attraverso un buon orientamento genitoriale ed una maggiore attenzione ai bisogni dei figli, è possibile che la separazione possa definirsi “sufficientemente buona”.

Contrariamente a quanto sopra, la tendenza dilagata in questi ultimi anni ha portato all’innescarsi di meccanismi sempre più complessi e patologici, dove il figlio rappresenta un problema da gestire o peggio un oggetto da mercanteggiare, mentre resta una persona da rispettare, con i propri bisogni ma soprattutto con i propri diritti.

Anche la giurisprudenza si è attivata in questo senso, ad esempio attraverso due recenti Decreti Legislativi e mi riferisco al D.L. 219/2012 e al D.L. 154/2013, che definiscono regole sempre più chiare, favorendo i figli nell’esercizio dei propri diritti.

Auspico che il dialogo tra la pedagogia e la giurisprudenza possa continuare, che i futuri orientamenti permettano di sviluppare strategie educative funzionali ad una genitorialità così complessa, e che ai figli venga garantito il diritto di accedere ad una separazione coniugale sempre più “sufficientemente buona”.