Archivio mensile:aprile 2015

Competenze genitoriali

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Può’ sembrare un contrasto parlare di competenze genitoriali, perche’ le competenze richiamano  ad altri contesti, di tipo formativo e professionale. Ma se fare i genitori è un lavoro, acquisire le competenze è necessario come per qualsiasi altro mestiere e di questo, i genitori di oggi, sono sempre più consapevoli. La funzione genitoriale non riguarda più esclusivamente l’allevamento dei figli ma coinvolge abilità molto più complesse che comportano capacità specifiche che la coppia genitoriale  apprende nel tempo. Queste abilità riguardano l’educazione, la formazione e in generale, lo sviluppo del bambino. Ciascun genitore è portato a pensare di possedere naturalmente le capacità necessarie a crescere il proprio figlio e spesso non riconosce il bisogno di imparare nuove abilità.Ma, alla luce dei cambiamenti sociali e famigliari, si stanno aprendo nuovi scenari che mettono in crisi il vecchio orientamento a favore di un atteggiamento più critico e aperto a nuove possibilità.

“Lo sappiamo tutti che l’età dello sviluppo è la più importante di tutta la vita: una denutrizione morale, un’intossicazione dello spirito in quel tempo sono altrettanto fatali per l’uomo, quanto la denutrizione delle membra per la salute futura del corpo. Perciò l’educazione infantile è il problema più importante dell’umanità”. (M. Montessori  – Il bambino in famiglia).

Questa forte responsabilità, già avvertita in M. Montessori, deve essere maturata e trasmessa alle nuove generazioni perché, continua la Montessori  “…l’educazione moderna, che osserva il bambino assai prima di arrischiarsi a volerlo educare, deve finalmente penetrare anche nella famiglia e crearvi, oltre che un nuovo bambino, nuovi padri e nuove madri.”

Nuovi padri e nuove madri: il valore di questa affermazione porta con se tutta la sua efficacia pedagogica… è da questa affermazione che dobbiamo iniziare, non solo perché rappresenta un’occasione di riflessione ma perché apre nuove prospettive, allarga le possibilità e le potenzialità dell’educazione, non più intesa in senso stretto come educazione dei figli, ma come educazione in senso lato, di noi stessi come genitori, educatori, insegnanti, tutti attori protagonisti nella creazione delle generazioni future.

Non esistono tecniche o metodi infallibili, ma solo voglia di imparare, crescere, conoscere, sapere… per il bene dei nostri figli. Affinché queste riflessioni non restino solo dei pensieri o dialoghi tra “addetti ai lavori”, mi piace pensare di poter offrire indicazioni pratiche che possano accompagnare il genitore durante il suo percorso. In questo, la pedagogia è una disciplina che può fornire un valido supporto, e rappresentare un riferimento ed una risorsa adeguata e autorevole.

Consapevole che i genitori si trovano spesso in difficoltà di ordine pratico, è utile iniziare da semplici esercizi mentali, che possano aiutare a dare risposte altrettanto pratiche, utili, funzionali. Rispetto un’azione educativa, ciascuno di noi deve partire dalla capacità di misurare le proprie potenzialita’ e i propri limiti…seguono altre abilità, ma intendo congedarmi lasciando spazio a tre semplici indicazioni:

1 – pensare ciò che è bene per se stessi

2 – pensare a ciò che è bene per il bambino

3 – provare a pensare… come un bambino

La relazione tra scuola e famiglia

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Sempre più spesso si rivolgono a me mamme in difficoltà nel rapporto con la scuola dei propri figli, difficoltà che, se pur di diversa natura, si trovano unite da un comune senso di disagio e inadeguatezza che contrasta con un assunto da sempre considerato molto importante per la didattica, ossia il “continuum educativo” tanto raccomandato da John Dewey già tra la fine dell’800 e nel secolo scorso.

Il processo educativo e il processo di apprendimento rappresentano due facce della stessa medaglia e raggiungono la loro massima potenzialità proprio quando i due principali responsabili, ossia la famiglia e la scuola, percorrono un viaggio insieme.

Nella mia esperienza di madre e pedagogista posso affermare che questa corrispondenza è oggi messa a dura prova, forse perchè le relazioni, che da sempre rappresentano l’elemento chiave per un buon sviluppo della persona in tutte le sue dimensioni, non vengono curate come necessitano e ciò risulta sempre più evidente.

Si rischia di creare una vera e propria forbice che allontana sempre di più le due istituzioni che invece, dovrebbero ritrovare quel dialogo e quei linguaggi comuni funzionali ad uno sviluppo orientato e armonico. Questo non garantisce alcun successo scolastico, nè tanto meno educativo, poichè si tratta di un viaggio lungo e faticoso ma proprio per questo entusiasmante. Ma perchè possa essere tale, è fondamentale un agire comune, che possa fornire determinazioni e orientamenti a sostegno dell’esperienza educativa e formativa.

Tutto quanto sopra va letto alla luce della instabilità, delle incertezze, delle involuzioni, delle interruzioni e della complessità che caratterizzano questo viaggio, ed è proprio per questo che, come già fecero gli antichi, è necessario ricercare un metodo. Ora, consapevoli che un metodo infallibile non esiste, è però necessario fare delle scelte educative, assumersi le responsabilità delle stesse e procedere secondo le proiezioni che ne derivano, sempre alla luce della flessibilità.

E’ doveroso parlare di flessibilità perchè l’oggetto di studio è la persona che, per sua natura, è flessibile. Flessibilità sempre più assente soprattutto a scuola, anche nella didattica, assenza che favorisce comportamenti inadeguati, incomprensioni, allontanamenti.

Avrebbe valore spendere del tempo per capire cosa c’è dietro ai comportamenti giudicati disfunzionali dalla scuola e incomprensibili dalla famiglia, poichè dietro a questi comportamenti, quando è esclusa una patologia certificata, c’è sempre un problema relazionale e ambientale che vale la pena di approfondire, poichè a volte bastano piccoli cambiamenti per ottenere grandi risultati.